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Elisabetta, un altro libro su fate e streghe?
Un libro su un popolo, se mai. Un altro, certo, perché ne sono stati scritti molti. Questo è il popolo di una favola.
Un popolo di fate, streghe, maghi...
Fate, streghe, maghi e gente comune. Un popolo "multietnico" che vive serenamente le diversità. Anche perché nessuno le nota più. A Fairy Oak, la pace e l'armonia regnano da così tanto tempo che ormai è difficile dire chi è magico e chi non lo è. È una piccola comunità, buffamente assortita, con i riti, gli usi, le abitudini, la familiarità di un piccolo villaggio tranquillo, a cui non manca niente, affacciato sul mare e circondato da una natura strabiliante. È proprio un bel posto, Fairy Oak, e il popolo è proprio un bel popolo.

Parliamo un momento dell'ambientazione: dov'è Fairy Oak?
Segreto! Posso dire solo che è affacciato su un mare selvaggio, a ridosso di altopiani che d'inverno si coprono di neve, e circondato da boschi incantati, verdi prati, torrenti vivaci e laghi trasparenti. Se rivelassi dov'è, ci andrebbero tutti e addio pace, no?
Certo, chi non vorrebbe vivere in un posto così?
Esatto! È un posto ideale, dove il tempo e lo spazio sono dilatati e la natura è viva e presente e non permette a nessuno di dimenticarsi di lei. Anzi! Le giornate del villaggio sono scandite dai ritmi, dai colori e dal clima di quel luogo: il vento furioso dell'Ovest, le tempeste, il sole abbagliante, le lunghe maree, le grandi fioriture dei promontori, il canto degli uccellini che si danno il cambio con le stagioni, l'odore del muschio... I ragazzi di Fairy Oak ci sono abituati e si muovono con sicurezza lungo i sentieri a picco sulle scogliere, nei boschi, conoscono ogni guado, grotta, albero della loro valle.
Mi piacerebbe che anche i bambini che vivono in città conoscano i posti così e sentissero la natura intorno a loro. Per questo ho ambientato la storia in un luogo ricco di ambienti diversi: i fiumi, i laghi, il mare, le montagne. E dove il clima fosse forte poiché il clima aiuta molto a creare l'atmosfera di un momento.
Hai parlato di alberi: "Oak" dall'inglese significa quercia. Perché ha intitolato Fairy Oak la trilogia?
Perché il villaggio è stato costruito intorno a una quercia fatata, una quercia che parla. Quercia, come la chiamano gli abitanti del villaggio, è molto antica e la sa lunga. Non appare mai particolarmente, o volutamente, saggia. Sa perché c'era, ha visto e ascoltato tanto. Ama chiacchierare con la gente ed è felicissima di essere il cuore di Fairy Oak. Ama i bambini, li protegge e tante volte copre le loro marachelle.
I bambini di Fairy Oak: ci parli un po' di loro?
Sono tantissimi, di tutte le età, alcuni sono magici, altri no, alcuni sono simpatici, altri meno e tutti insieme formano una banda bellissima. Ed è bellissimo per me "vederli" giocare liberi e sicuri in quel posto da sogno e scoprire ogni giorno cose nuove, agire tutti insieme per risolvere il problema di uno...
Vaniglia, Pervinca, Grisam, Flox, Shirley, Scricciolo, Acanti, Sophie... hai un tuo preferito?
Li amo tutti, davvero. Sono tutti diversi e speciali.

Parli e ami la natura, tu sei cresciuta in città o in campagna?
Nel verde e all'aria aperta. Vicino alla città, ma distante abbastanza. Una gran fortuna! Ho avuto un'infanzia molto felice e serena e due genitori molto presenti ed entrambi amanti e conoscitori della natura. Ci hanno insegnato tanto e soprattutto a non uccidere niente, neanche una mosca. Vivendo in campagna, poi, figurati, portavamo a casa di tutto e chi era ferito veniva ricoverato in camera nostra e curato: pipistrelli, uccellini, ghiri, mici, cani... Il ragno di Pervinca è esistito davvero. Si chiamava proprio Rex, il re dei ragni, tanto era grosso. Aveva fatto la tela davanti alla finestra della cucina ed è vissuto con noi per un anno e forse più. A nessuno è mai venuto in mente di ucciderlo o farlo uscire perché era veramente bello e la ragnatela era un miracolo di precisione e bellezza! Un altro ragnetto forse sarebbe stato accompagnato alla porta, ma lui era eccezionale!
Ho letto da qualche parte una tua intervista dove racconti di uno strano parto cesareo a una pesciolina...
Avevamo un grosso acquario e sotto uno più piccolo che usavamo come nido per i nuovi nati perché i grandi se li mangiavano. Una pesciolina era incinta, molto incinta, e stava male, si vedeva. Mia mamma ci disse di tenerla d'occhio e ordinò dei turni di guardia. Quando, e se, la pesciolina si fosse girata a pancia all'aria e fosse venuta a galla, avremmo dovuto chiamarla. Significava che stava per morire e dovevamo salvare i piccoli. Due giorni e la pesciolina s'è girata. Mia mamma è arrivata di corsa e piano piano con un bisturi ha fatto uscire i piccoli: settantadue! Pazzesco, vero?
Sì, non so cosa di più, ma... Sei mai stata in pericolo?
Nella mia gioventù? Non che io ricordi. L'unica volta che mi sono fatta male veramente ero ferma sulla neve e un secondo dopo m'ero rotta entrambe la gambe. Da ferma. E poi quando mi hanno tirato una palla da baseball in fronte, ho il bozzo ancora adesso.
Invece, i bambini di Fairy Oak a un certo punto sono in pericolo, arriva un nemico pericolosissimo...
Arriva, sì, improvvisamente la notte del 21 giugno. Anzi, per la verità torna. È un nemico antico, il male in persona anche se non è una persona, non ha un volto preciso. Aggredisce sotto forma di una tempesta o di un evento atmosferico devastante, che neppure gli incantesimi dei magici riescono a contrastare. Oppure si fa aiutare dai suoi emissari: magici del buio rapiti e poi obbligati ad ubbidirgli o semplicemente passati dalla sua parte, affascinati dal suo piano.

Alt, hai detto magici del buio, sarà meglio spiegare...
A Fairy Oak vivono due tipi di magici, i magici della luce e quelli del buio. I primi hanno il potere di creare nel senso più ampio del termine. Fanno apparire quello che non c'è, ma non possono farlo sparire. Possono far fiorire il legno e trarre una melodia mescolando sassi bianchi e neri come fossero i tasti di un pianoforte, possono curare e non ferire, possono migliorare qualcosa ma non farla peggiorare. I magici del buio hanno il potere opposto: fanno scomparire, deperire, marcire, possono ferire e anche uccidere. Vedono nel buio e sono più misteriosi e cupi dei primi, però non sono cattivi.
Difficile crederlo.
No, pensa alla natura: in primavera e in estate, nel nostro emisfero, crea, giusto? Le foglie, i fiori, i frutti, i cuccioli... e in autunno e inverno a suo modo distrugge. L'alternanza di questi due "poteri" permette alla vita di rinnovarsi e quanto più sono in equilibrio, tanto più belle e forti sono le creature che vivono. Lo stesso fanno i poteri dei magici a Fairy Oak, opposti e inseparabili, agiscono in alternanza, quando servono. E se quel posto è bello e piacevole e armonioso lo si deve al perfetto equilibrio che c'è da sempre fra il popolo della luce del buio.
Però arriva il nemico...
Purtroppo sì. Come sempre, le cose belle faticano a mantenersi tali e c'è sempre qualcuno che vuole rovinare tutto. E così fa il Terribile 21. Gli abitanti di Fairy Oak lo hanno chiamato così perché ha sempre sferrato il suo primo attacco nel giorno del Solstizio d'Estate, quando tutti sono fuori a festeggiare, e nessuno pensa a difendersi. È una strategia adottata nella realtà, ahinoi. Purtroppo non ho inventato niente.
Già. E così arriviamo a loro, il simbolo vivente dell'equilibrio...
Vaniglia e Pervinca Periwinkle, le sorelle gemelle con opposti poteri. Hanno più o meno dieci anni quando rivelano quella che in un primo momento viene presa come un'incredibile stranezza. Come la loro nascita d'altronde, avvenuta lo stesso giorno, ma a distanza di dodici ore una dall'altra, identiche d'aspetto e diversissime nel carattere fin dal primo istante. E si capisce perché: Vaniglia è una strega della luce, Pervinca una strega del buio! Mai successo prima che due fratelli avessero poteri diversi. Eppure... Vì e Babù sono due facce della stessa medaglia e il nemico farà di tutto per separarle e forse ci riuscirà anche se... be', non posso rivelare tutto.

A chi si è ispirata per i caratteri delle gemelle, sono così realistici.
Davvero? Grazie. Mi ha scritto il papà di una coppia di sorelline gemelle dicendomi la stessa cosa. Mi ha chiesto: "Anche lei ha figlie gemelle?" No, non ho figli, però sono stata bambina e sono cresciuta pochissimo. Frequento bambini, ho quattro nipoti, e devo dire grazie a Milne, il "papà" di Winnie the Pooh.
Cosa c'entra Winnie the Pooh?
Sono un'esperta, di Milne e di Pooh! L'ho studiato a fondo quando ho dovuto creare la rivista per i bambini italiani. Sa come sono nati i racconti di Winnie the Pooh?
No. So solo che Christopher Robin è il nome del figlio di Milne.
Era, è morto una decina d'anni fa. Suo padre era buon un giornalista e riteneva d'essere un pessimo padre. Parlava poco con suo figlio e si limitava ad osservarlo. La madre di Christopher usava regalare al bambino dei peluche e, poiché vivevano isolati in campagna, i peluche erano i soli amici di Christopher: un orsacchiotto, un tigrotto, un coniglio, un maialino, una cangura col cucciolo. A ciascuno di loro, Christopher assegnò un carattere e un ruolo nella piccola compagnia. Il morbido, accogliente Winnie diventò il migliore amico, leale e fedele, il maialino fu l'amico timido e fragile, il tigrotto quello vivace e incontenibile, il coniglio quello petulante e saccente, la cangura era la mamma e il cangurino il piccolo del gruppo. Milne guardava suo figlio giocare e una sera prese a "descrivere" quello che vedeva. Non sapendo parlare con Christopher, cominciò a leggergli le storie e i due diventarono amici. Non c'era un gufo fra i peluche del bambino, e invece c'è un gufo nella storie di Milne. Sai perché?
Temo di no.
Era lui, papà Milne! S'è infilato di straforo nella storie di suo figlio per stargli vicino e vegliare sui suoi giochi.
Bello! E Vaniglia e Pervinca?
Il successo di Winnie the Pooh si deve molto al fatto che ciascun bambino può identificarsi in un personaggio delle storie. Quando ho ideato la serie Witch, ho pensato a Milne e ho creato cinque ragazzine con cinque caratteri diversi, cinque modi di affrontare l'adolescenza, in modo che ciascuna ragazzina potesse avere un modello in cui riconoscersi. E lo stesso ho fatto con Vaniglia e Pervinca, assommando nella prima le caratteristiche tipiche di un carattere aperto, solare, gioioso, ragionevole... e nella seconda, le caratteristiche di chi è più ombroso, ribelle, inquieto, impulsivo. E in fondo, poi, non siamo tutti un po' l'uno e un po' l'altro? Le lettrici hanno capito e oggi giocano chi a essere l'una chi a essere l'altra.
Ti scrivono?
Le lettrici? Tantissimo! Sono nati moltissimi blog spontanei. Scrivono cose bellissime e capisco che hanno capito.
E ora scriveranno qui?
Lo spero tanto. Il blog del sito ufficiale verrà coordinato da me e ogni mese lancerò un tema sul quale discuteremo e chiacchiereremo: libri, fumetti, scuola, famiglia, amicizia, amore...
Parleremo del sito, ora però vorrei approfondire il ruolo di Vaniglia e Pervinca. Perché a Fairy Oak nascono due gemelle con opposti poteri?
Questo è ciò che dovranno scoprire anche loro. Vì e Babù hanno una missione ben precisa da compiere, per questo sono venute al mondo. Dovranno capire perché hanno poteri opposti, dovranno conoscerli e conoscersi a fondo per il nemico. Sono molto giovani e molte cose andranno storte. Mentre molte altre faranno paura. Non sarà affatto facile! Qualcuno e qualcosa però le aiuterà.
La Zia Tomelilla?
Per cominciare. È la strega più saggia e onorevole di tutti i tempi e certo sa molte cose. Soprattutto conosce la travagliata storia dei loro poteri e del loro popolo e sa quanto è importante conoscere il passato per affrontare il futuro. Per questo regalerà alle ragazze il primo volume di un libro antico che si rivelerà molto prezioso. Il secondo volume però è andato perso e le gemelle dovranno ritrovarlo per conoscere l'intera storia.
Perciò un primo aiuto lo riceveranno dal passato e dalla memoria. Poi?
Un secondo preziosissimo aiuto, arriverà dagli amici, dai ragazzi di Fairy Oak che nel momento più difficile si stringeranno intorno alla gemella più debole e l'aiuteranno a compiere il suo dovere. Formeranno una banda bellissima e compatta e insieme saranno più forti ed efficaci degli adulti, ormai stanchi, divisi e disperati.

Il passato, la memoria, l'amicizia...
E la fiducia. Quella che le gemelle ripongono l'una nell'altra anche quando avranno mille motivi per dubitare del loro amore. La fiducia che Lalla Tomelilla ripone nelle sue nipoti e nei giovani. La fiducia che i ragazzi si giurano a vicenda. La fiducia ha un ruolo protagonista in questa storia. E insomma, tutte queste cose insieme unite al profondo amore che lega le sorelle, porteranno a un bel finale, non senza un incredibile colpo di scena, però.
E sarebbe?
Mi dispiace ma non posso rivelare la fine. Però ci sarà una bella sorpresa. Anzi, a ben pensarci, le sorprese sono due.
Grisam e Vaniglia s'innamorano?
Non vorrei rivelarlo, però, è importante che dica qualcosa sull'amore descritto in questa storia. Grisam è innamorato di Pervinca e il loro è un amore da bambini, dolce, romantico, pudico. Ma per quanto sia un amore giovanile, è sincero. Grisam ama profondamente Pervinca, è attratto da tutto ciò che le appartiene, anche dal suo pessimo carattere. Non può innamorarsi di Vaniglia e Vaniglia questo lo capirà, e nel terzo libro avrà la sua personalissima occasione di innamorarsi e di essere riamata da... Questa è la seconda sorpresa che attende i lettori nel terzo libro.
Vaniglia, Pervinca, Shirley Poppy... I nomi in questa trilogia sono piuttosto originali. Da dove arrivano?
Be', tutti i personaggi magici hanno nomi di fiori, in italiano, come Vaniglia e Pervinca, o in inglese come Shirley Poppy, Scarlet Pimpernel, che significano Papavero Rosso e Primula Rossa, ma in inglese sembrano davvero dei nomi e dei cognomi, non è vero? Amo i fiori e il giardinaggio, e usare i nomi delle piante per formare i nomi mi ha divertita molto... Flox Pollimon, Grisam Burdock (burdock è la nostra bardana)...
E quelli impossibili da pronunciare, quelli delle fate?
Felì deve il suo nome a una bambina. Camilla aveva chiamato la sua bambola "Sefelicesaraimelodirai" o qualcosa del genere. Quando me l'hanno raccontato ho pensato che fosse il più bel nome di bambola che avessi mai sentito. E così, mi è venuta l'idea di chiamare le fate della mia storia con nomi che avessero un significato e nel contempo fossero difficili da pronunciare, e giustificare la scelta spiegando che se chiami una fata col suo nome per intero la costringi ad ubbidire e per questo le fate si scelgono nomi lunghi e arzigogolati. La cosa buffa è che nel libro, solo gli adulti possono permettersi di chiamare una fata col suo vero nome perché dare ordini è una grossa responsabilità. Nella realtà, gli adulti non riescono a pronunciare i nomi e i ragazzi sì!
Femmine e maschi, chi legge i tuoi libri?
Fairy Oak è letto prevalentemente da ragazze, ma abbiamo scoperto che un bel 20% dei lettori sono maschi. È merito loro se Il Segreto delle Gemelle è arrivato secondo al premio Bancarellino, l'hanno votato i maschi! Certo, hanno dovuto superare l'aspetto femminile della grafica, ma una volta dentro al libro, si sono appassionati alla missione delle ragazze, ai valori, alle battaglie, al nemico. Hanno visto e apprezzato l'aspetto avventuroso della trilogia, lasciando alle ragazze e alle signore (sì, i libri sono letti anche da molte signore adulte e ciò mi rende felicissima!) l'aspetto più romantico, bucolico, dolce della storia.

Potremmo definire Fairy Oak un "fantasy romantico"?
Mah, io dico sempre che è una favola, nel senso più antico del termine. In Fairy Oak mancano del tutto aspetti che invece sono tipici del fantasy: l'atmosfera cupa e un po' grottesca, il viaggio, le battaglie feroci. Nel mio libro ciò che rimane, che prevale sul resto sono le piccole cose, l'atmosfera delle strade e delle case, le voci dei gabbiani, il rumore del vento e delle onde contro gli scogli, le voci dei ragazzi, il suono dei bicchieri nel pub. Piccole cose che rimangono attaccate, il tessuto dei vestiti, l'odore del pane caldo e del bucato steso ad asciugare al sole, i sassi levigati dal mare, i rospi nei torrenti... Immagino che i ragazzi della mia storia ricorderanno queste cose quando saranno grandi. Mi piacerebbe che le ricordassero anche i miei lettori. Ho una pessima memoria, non ricordo mai la storia dei libri che ho amato e a volte neppure il nome dell'autore, però non dimentico le sensazioni che ho provato leggendoli, quelle sensazioni per cui li ho amati.
Per esempio? Qualche titolo, o nome?
La Casa degli Spiriti, Il Mondo secondo Garp, I Cioccolatini di Soziglia, Il Maestro e Margherita, La Collina dei Conigli... Vuoi il nome degli autori? Allende, Irving, non lo so, Bulgakov, Adamson... Ehi!
Favole e umorismo, insomma.
Apprezzo entrambi. Però è vero, mi sono resa conto che amo gli autori dotati di senso dell'umorismo. Quando lo senti che gli scappa via e s'insinua nel tessuto della storia perché fa parte di loro e non ne possono fare a meno, allora io proprio li amo. Amo le storie libere e leggere. Non facili, leggere, il contrario di pesanti, appesantite, leggere... L'insostenibile leggerezza dell'essere, per intenderci... bellissimo libro!
E Fairy Oak fa ridere?
Molto e spesso. A volte scoppiavo a ridere scrivendo. E se mio marito rideva leggendo, mi battevo una pacca sulle spalle. È bello far ridere! Ecco un altro aspetto del mio libro che lo allontana dal fantasy che invece usa prendersi molto sul serio: a Fairy Oak nessuno si prende mai troppo sul serio. Nemmeno la fata-tata Felì, che infatti non è un Grillo Parlante, ma una fatina pasticciona, coraggiosa, leale, però pasticciona e istintiva.
Pesante.
No, perché?
L'istinto è importante? Cosa ti porta a scrivere?
L'istinto e la necessità. Quando ho cominciato a scrivere Fairy Oak, la testa (e soprattutto la pancia) mi portava in un posto come quello che poi ho descritto. Sentivo fisicamente la necessità di un luogo che fosse in pace, circondato dalla natura, con bei suoni e buoni odori e silenzi, magari, e così li ho descritti, appagando il mio desiderio.
Pensi a te stessa, ascolti te stessa, eppure i tuoi libri piacciono a molti, secondo te perché?
Mah, è misterioso ciò che decreta il successo di un'opera. Thomas Mann, nel suo libro La morte a Venezia, scrive che perchè un'opera colpisca in modo vasto e profondo occorre che esista un'affinità segreta fra il destino personale dell'autore e quello generale dei suoi contemporanei. E decreta che il plauso generale altro non è che simpatia. Evidentemente io sono una persona molto comune con un comunissimo sentire. E ciò che scrivo, come lo scrivo, l'aspetto dei miei libri, come li realizzo, suscita simpatia. E comunque sono felice di sapere che siamo in tanti ad aver voglia di pace, quiete, gioia e buon senso...
Si ma allora perché ci hai messo dentro anche il Terribile 21?
Il male arriva, le prende di santa ragione e se ne và. Come ho detto, avevo bisogno di una storia a lieto fine, una storia in cui fosse chiaro chi è cattivo e chi è buono e dove il buono alla fine vince onestamente sul cattivo. Perché qui, in questa nostra società, non si capisce mica più niente: chi è buono, chi è cattivo, chi vince...
Deve per forza vincere qualcuno?
Nella realtà mi basterebbe che gli innocenti non fossero massacrati da quelli con la scritta "buoni". Se poi il buon senso e la pietà vincessero sulle bombe, canterei! Nei libri per bambini, sì, è importante che il bene trionfi sempre!
Lieto fine, buoni buonissimi che vincono sempre, nessuno che muore e nemmeno una goccina di sangue... è inverosimile e non prepara alla realtà. Non sarà un po' buonista questa storia?
Ma io questa parola... l'ho cercata nel vocabolario: è un termine giornalistico per indicare chi mostra un atteggiamento tollerante e bonario e ripudia lo scontro politico. Tollerante, bonario... sono parole belle. Che c'è di male a essere "buonista" quando sei destinato a un bambino di 8 anni? E allora dico che sì, Fairy Oak è buonista, per giove, è una favola!!!! Io credo che la letteratura aiuti la crescita di un individuo e che esista una letteratura per ogni età. Adoro Shrek e i Simpson, ma non credo siano adatti a bambini di 8 anni. In quelle storie si deridono sentimenti, valori, ideali. Ma come si può ridere dell'eroismo se non si sa cos'è un eroe? Come si può scherzare sulla lealtà, sulla sincerità, sul coraggio se non si conoscono? Come fai a ridere del male che vince sul bene se non hai visto il bene vincere sul male? A 8 anni hai il diritto alla tua favola, quella in cui l'eroe vince sul male perché è incredibilmente valoroso, coraggioso, forte, determinato, leale e guarda un po' anche umile. Hai diritto di sognare d'essere, e magari diventare, quell'eroe. A otto anni vuoi il meraviglioso, l'eccezionale, vuoi immaginare di superare i limiti umani, sognare di volare. Poi, a 14, riderai leggendo le storie al contrario, quelle in cui il lupo mangia la nonna e poi anche quella "noiosa" di Cappuccetto, riderai della stolta umanità di Homer Simpson, del sarcasmo di Shrek... Va benissimo.
Un libro può salvare dal bullismo?
Da solo no, serve una famiglia presente e una società civile che dia il buon esempio. Però si può imparare molto da un libro.
Nella tua storia hai messo una ragazzina antipatica e cattiva che non si ravvede mai: non è poco educativo?
La morale della mia favola è affidata alla storia, non ai singoli personaggi ai quali invece ho assegnato un ruolo specifico, funzionale alla storia. Per questo è importante che non cambino mai, soprattutto i protagonisti. Scarlet Pimpernel non è portatrice di messaggi, ma partecipa con tutti gli altri a creare il senso della storia.>

E tutti gli altri sono tanti, quanti sono i personaggi, li hai contati?
No, ma ci posso provare adesso... I protagonisti sono circa una trentina, più tutti gli altri... circa una quarantina, cinquanta con quelli citati una sola volta.
E molti li vediamo ritratti nelle belle illustrazioni dei libri. Ce ne parli?
Ah, le illustrazioni! Belle, vero? Me lo dico da me. È stato un gran lavoro. Al principio, mio marito e io abbiamo selezionato migliaia e migliaia di fotografie, prese dalla collezione di National Geographic degli anni sessanta di suo papà, dai nostri libri di viaggio, dai nostri viaggi... Le abbiamo scansionate tutte, tre mesi di lavoro. Servivano a me per orientarmi nelle descrizioni dei luoghi e dei volti e alle illustratrici per realizzare i disegni. Vengo da Disney e amo quello stile, ma non volevo un disegno "disneyano", volevo visi veri, posti veri. E così abbiamo cominciato a selezionare anche gli illustratori. Alessia Martusciello è stata la nostra prima disegnatrice. Fianco a fianco con lei abbiamo creato le primi immagini del popolo di Fairy Oak. Poi altri si sono aggiunti, Roberta Tedeschi, Corinna Giampaglia e molti altri. Presenza fissa e meravigliosa è Barbara Bargiggia, la nostra colorista, la fata dei colori e degli effetti, un genio! Ogni sfumatura, ombra, luce, tonalità del mondo di Fairy Oak è opera sua.
Lavori molto con gli artisti?
Sempre, sono il loro incubo. Esigo moltissimo però gioco anche moltissimo. Ci divertiamo e non abbiamo orari. Durante la lavorazione del libro non esistono fusi: si chiama quando si ha bisogno, si lavora anche di notte, si dorme pochissimo e, se è necessario, a turni. Fairy Oak è nato sul tavolo della cucina di casa mia, nelle camerette degli artisti... I fondi del primo libro sono giacche e vestiti presi dal guardaroba mio e di mio marito e scansionati. Io ho fatto il layout e Francesco Gemelli, che ha impaginato Il Segreto delle Gemelle, ha cucito davvero le foto come si usava nei tempi passati. Nel terzo libro, Il Potere della Luce, Barbara Bargiggia che ha anche impaginato il libro, ha scansionato ogni genere di oggetto che aveva in casa, pezzetti di stoffa, nastri... E adesso tutto insieme sa di buono, di fatto in casa, di caldo e di fragrante. I lettori lo dicono sempre, forse anche per questo ha avuto successo.
I libri, come il sito, sono autoprodotti. Non si usa molto in Italia.
Vero, ma non lo sapevo fino a quando ho cominciato a bazzicare l'ambiente. Credevo che facessero tutti così: hai un'idea, scrivi la storia, la fai illustrare, impagini e consegni. Invece siamo in pochi e oggi so perché.
Perché?
Non andiamo in vacanza da tre anni! Neppure a Natale, Pasqua, agosto... mai! Lavoriamo a tempo pieno. Il fatto è che sposo in pieno la teoria, adottata anche da Disney, che se puoi pensarlo puoi farlo. Ne ho avuto la dimostrazione con i libri e con il sito, una gran fatica, un gran divertimento, poche risorse, tanta determinazione, tanto sonno, voglia di fare e professionalità. Ed eccolo qui.
In Disney ci sei cresciuta, sarà stato anche quello?
Sono entrata in Disney a 23 anni come praticante. Quando sono diventata giornalista mi hanno affidato le sceneggiature e il controllo delle tavole in bianco e nero. A 26 ero caposervizio a Topolino, poi quando nel '92 Elisa Penna, allora vicedirettore di Topolino, ha creato l'area femminile e prescolare, mi ha voluta come caporedattore sotto di lei. Nel 1997 sono diventata direttore di quell'area e nello stesso periodo ho messo in cantiere Witch. Un'esperienza splendida e illuminante. Una grande scuola, che mi ha insegnato il rispetto per chi acquista, l'amore per i particolari e la tenacia nel ricercare la massima qualità possibile. Pensa che per la copertina de L'Incanto del Buio abbiamo cercato la collaborazione di Claudia Fitzpatrick che è una delle autrici più ricercate da Hollywood per le locandine dei film. Lei vive in Australia e noi a Milano. Comunicavamo via computer e telecamera, di notte soprattutto. Abbiamo preso questa occasione per imparare tecniche nuove e insegnarle ai nostri collaboratori: la copertina del terzo libro l'ha fatta Barbara Bargiggia e mi pare abbia fatto un ottimo lavoro.

I libri hanno diverse illustrazioni in bianco e nero sparse fra le pagine, mentre quelle a colori sono raccolte in due sezioni centrali. Perché questa scelta?
Desideravo illustrazioni che non fossero didascaliche al testo ma aggiungessero contenuto. Nei libi descrivo un luogo e un popolo, e mi piaceva l'idea che le immagini ritraessero quei luoghi e quella gente come se qualcuno avesse scattato delle foto occasionali e poi le avesse raccolte. Nel "Il Segreto delle Gemelle", i due inserti centrali sono l'album di famiglia realizzato da mamma Dalia. Troviamo le "foto" dei personaggi protagonisti e le immagini della loro casa, e ritratti della valle come fossero quadri realizzati da un amico. Ne "L'Incanto del Buio", gli inserti sono i quaderni di magia di Vaniglia e Pervinca, riportano le stesse lezioni (che poi sono vere e proprie lezioni di botanica, zoologia, geografia...) ma poiché le gemelle sono molto diverse fra loro, i quaderni offrono due punti di vista molto diversi. Ne "Il Potere della Luce", infine, abbiamo creato l'album dei ricordi della fata Felì e le immagini ritraggono i momenti salienti della sua avventura in casa Periwinkle e nella valle di Verdepiano.
Chi ti ha insegnato a scrivere?
Charlie Brow, credo. Mi descrivono come una scrittrice visionaria, dicono che leggere i miei libri è come vedere un film. Io scrivo quel che vedo nella mia testa, non è così che si fa? In casa mia leggevano tutti molto, mia mamma moltissimo, una divoratrice di libri. Io non sono mai stata come lei, anzi. Da piccola non leggevo niente. Poi ho preso confidenza col fumetto americano, le strisce, sai, Charlie Brown, Calvin e Hobbes, Hi e Lois... mi divertivo tantissimo, mentre mia mamma si strappava i capelli. Oggi si fida quando le dico che il fumetto d'autore mi ha insegnato a scrivere come scrivo. Pensaci: in una sola striscia di Charlie Brown c'è tutta l'America di quegli anni. E bastano tre vignette di Calvin & Hobbes, che leggo ancora oggi, per calarti nelle abitudini, nei riti, negli odori di quella famiglia.
Perciò un suggerimento che ti sentiresti di dare a dei genitori disperati, per far leggere i loro figli, sono i fumetti?
I fumetti d'autore, di qualità! È una scrittura diversa, ma molto efficace. E stimolano la fantasia.
In alternativa?
Non ti fidi? Va bene, allora permettere ai ragazzi di interrompere un libro se dopo trenta pagine diventa noiosissimo. Per carità, quelli richiesti dagli insegnanti vanno finiti, ma gli altri... Non c'è come "infilare" due o tre libri brutti per perdere la voglia di leggere. Il libro non ti piace? Mollalo e prendine un altro. Anche se...
Anche se?
Non ho mai amato Pinocchio. Poi un giorno, uno dei più fortunati della mia vita, Roberto Benigni mi ha spiegato come lo vedeva lui e mi ha aperto un mondo bellissimo e ignoto fino a quel momento. Credo che come la tv, anche un libro a volte vada affrontato con qualcuno che ne sa più di te.
Perciò non è vero che per scrivere bene bisogna leggere tanto e bei libri?
No, serve leggere, eccome. Una volta un bambino mi ha chiesto: "Tu copi?". Sono esplosa dal ridere. Che bella domanda! Un po' sì, gli ho risposto. Non le idee o le frasi intere di un libro, ma trattengo le descrizioni che mi colpiscono, i bei ragionamenti, la melodia di una frase, e imparo. Per questo leggere serve e serve leggere libri ben scritti. S'imparano tante parole e s'impara a metterle insieme, s'impara a dare il ritmo, la cadenza, la musica alle frasi. Come dico sempre ai ragazzi nelle scuole: le parole sono come i mattoncini del lego, più ne possiedi più grande sarà la tua costruzione, meglio sai come usarli, più complesse e originali saranno le tue costruzioni.
Vai spesso nelle scuole?
Ho girato quasi tutta Italia. Faticoso, ma... Porto a casa valigie colme di disegni, bigliettini, racconti..., è bellissimo! In cambio, cerco di trasmettere ai ragazzi l'amore per la scrittura e la creazione. E lo faccio giocando e agitandomi molto per coinvolgerli tutti. Creare è un fatto di pancia, è un'emozione, emotivamente è impegnativo, devono capire questo. Poi c'è la bella scrittura, ma senza l'emozione, la necessità, il desiderio, la bella scrittura è noia. Così faccio il gioco del limone, quello della scatola delle parole, recitiamo insieme... E i risultati li leggo nella mia posta, a volte a distanza di mesi, spesso da coloro che sembravano più lontani.
Hai qualche aneddoto?
Sui ragazzi? Tanti, rido un sacco con loro. L'ultimo a Lecce, incontro una scuola fantastica, insegnanti da premiare. I ragazzi sono grandi, terza media, i maschi mi superano in altezza. Alla fine della presentazione vengono coi loro foglietti a chiedermi l'autografo. Strano, mi dico, alla loro età. Poi me lo spiegano loro: sono per le fidanzate! Ho pensato che fosse il gesto più tenero che un ragazzo potesse fare per la sua ragazza, no?
Sì, poi crescono... Ho letto in un blog che molti ragazzi vorrebbero che Fairy Oak diventasse un film. Succederà?
Lo spero. Abbiamo ricevuto alcune offerte per trarne un cartone animato per la televisione e ci stiamo pensando. Anche se io continuo a sognare che diventi prima un film per il cinema e poi una serie di telefilm per la tv, come Pippi Calzelunghe o La casa nella Prateria. Intanto, con mio fratello Guido, che scrive molto meglio di me, (Guido Gnone ha scritto "Il Viaggiatore", finalista al Premio Letterario Città di Viareggio - ndr) stiamo scrivendo i plot. È molto divertente! Lavoriamo spesso insieme, anche se lui è preso col suo lavoro, è un biologo marino, e con la stesura di un nuovo, bellissimo libro che produrremo noi e speriamo di pubblicare molto presto.
I fratelli Gnone come i fratelli Grimm?
O i fratelli Coen, o i Wachowsky... Magari!
Aspettando il film, farete del merchandising? Non si vedono giochi, bambole di Fairy Oak in giro, eppure i bambini li richiedono...
Sì, ma senza fretta. Non ci interessa fare quel che in gergo di chiama "slapping", cioè stampare l'immagine su una tazza o una maglietta tanto per vendere qualcosa. I prodotti che deriveranno da Fairy Oak dovranno essere coerenti con l'intero progetto, avranno lo stesso "profumo" e saranno di qualità. Piuttosto che ad una maglietta con la faccia di Vaniglia, pensiamo a una collezione di abiti in stile Fairy Oak, in materiali naturali, rispettosi della natura.
Anche la carta sui cui sono stampati i libri è eco-compatibile, giusto?
Esatto. Abbiamo chiesto ai nostri editori, sia in Italia che all'estero, di usare carta riciclata, e ci hanno pienamente supportato in questa scelta, non solo perché era più economica, ma anche perché hanno intuito la bontà dell'iniziativa perché è un tema a cui il consumatore è sempre più attento. Ci sono ricerche che dimostrano che siamo in molti disposti a pagare fino al 5% in più per un prodotto eco-compatibile. È un bel segnale, no?
Così abbiamo iniziato la nostra collaborazione con Cariolaro, che è una cartiera moderna e intelligente. E' stata la prima in Italia ad impiegare maceri per la produzione di carte da stampa, ed ad utilizzare sofisticati impianti di disinchiostrazione che non danneggiano l'ambiente e non utilizzano cloro.
E sono felicissima di quel marchietto Ecolabel sul mio libro, mi fa sentire bene. E fa sentire bene i lettori.
E ora il sito...
È stato pensato in modo che si possano aggiungere nuovi ambienti,e nuovi contenuti, all'infinito. Abbiamo voluto creare uno luogo che ricordasse le atmosfere dei libri, è un "luogo" molto piacevole dove i bambini possono navigare e divertirsi accompagnati dai suoni di Fairy Oak. Ci siamo divertiti a selezionare i suoni del vento, delle mareggiate, i canti dei grilli...che fanno da sottofondo ai bellissimi ambienti creati apposta per il sito.
Fairy Oak è un best seller in Spagna e in Sudamerica, è uscito in Ungheria e in Portogallo e poi?
Stiamo discutendo per la pubblicazione anche per altri paesi, vedremo. Intanto, già seguire questi è un'impresa. Ho presentato il libro in Spagna, in Sudamerica e in Ungheria e qualche presentazione vorrei farla anche nel mio paese. Inoltre dovrei scrivere...Come ho detto, sono alle prese già con tante cose, devo anche controllare le traduzioni nelle nuove lingue e con l'ungherese ci siamo davvero divertiti! Sono stati bravissimi. Come anche gli spagnoli, però è un lavorone. Sai come si chiama Felì in spagnolo? Sifelizserasdecirmeloquerras! E in ungherese? Haboldogleszekfelismeredmertelmondomrogtonneked!
Improponibile. Rivelaci se ci saranno altre storie su Fairy Oak dopo la serie dei Quattro Misteri...
Tu dì tutto in un fiato il nome di Felì in ungherese e chissà che...
Hotdogmarmeid...
Sbagliato! Ciao.
Dai...
No. Ciao.