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Qualcuno, leggendolo, ha detto che Fairy Oak è un libro di sensazioni buone.

Ne sarei davvero felice, perché io le ho provate scrivendolo. Da un po' di tempo avevo desiderio di armonia e di natura, di cose buone e di buone abitudini, di riti e familiarità, di albe e di vento, di stagioni e di colori, di lane morbide e di lavori fatti ai ferri, di mare e di mareggiate, di canti e collettività.

Di queste piacevolezze ho circondato i miei protagonisti, calandoli in un mondo ricco di profumi e di suoni, di voci familiari e sapori fragranti. Un mondo dove scappo, di tanto in tanto, e dove spero si rintaneranno volentieri i giovani lettori. Magari con un bicchiere di latte caldo. Senza fretta. Perché a Fairy Oak c'è il tempo per annusare il profumo del maestrale e contare i grilli che cantano, osservare i giochi della natura e ascoltare tutti i rintocchi delle campane. A Fairy Oak c'è tempo. E c'è lo spazio per guardare lontano lontano, fino all'orizzonte. E partire per grandi scoperte.
 
Fairy Oak non esiste, ma è fatto di cose vere. Le sue valli, i tetti, i giardini, i volti, gli abiti, le insegne, le pietre delle case, i porti, i fari sono reali. Per illustrarli, mio marito e io, abbiamo viaggiato, letto, fotografato e scansionato migliaia di foto. Insieme abbiamo selezionato oltre cinquecento immagini. Sono servite a noi, per ambientarci nella valle di Verdepiano e ai disegnatori che hanno illustrato il racconto. È stato uno studio molto divertente: la valle che sognavamo si è rivelata, nelle nostre menti, e sui fogli di carta, a poco a poco. Finché, un giorno, ci siamo scoperti a passeggiare lungo i suoi sentieri. Camminando verso dove sapevamo esserci un faro, abbiamo scoperto un bosco e un lago. Scendendo verso la spiaggia, abbiamo attraversato un ponte di legno sopra un torrente vivace. Salendo verso il Passo Alto, ci siamo imbattuti nelle rovine tetre di una torre.

Oggi, potremmo fare un mappa precisa di Verdepiano. In questo nostro viaggio, l'abbiamo visitata d'estate nel primo libro, in autunno e in inverno, nel secondo e nel terzo libro della Trilogia. E ci siamo ritornati ancora, per vivere nuove fantastiche avventure con la serie dei Quattro Misteri.

Ogni volta con gioia, ci siamo imbattuti nelle tracce lasciate da qualche giovane lettore… giovane davvero, o giovane dentro. Perché queste storie in fondo sono un po' per tutti.